Tradurre la parola vintage è estremamente difficile, poiché ha molte sfumature, significa raccolta, vendemmia e non tutti i vintage sono uguali: c’è il vintage che si riferisce al capo d’annata e d’autore, il vintage riproposto dalle grandi firme come affermazione di forza stilistica, c’è il vintage personalizzato, tendenza del momento, con cui si rielabora un capo d’epoca, rendendolo più attuale, ma conservandone il gusto e la bellezza consolidati nel tempo.
La moda del vintage, nata in Inghilterra ed in America dove la società presenta una ricca stratificazione, e dove esiste sempre qualcuno meno abbiente che può riutilizzare quello che viene scartato da altri, prosegue la sua espansione e diventa sempre più popolare: giovani e non, dimostrano una grande voglia d’opporsi alla moda pronta uguale per tutti, imparando a mescolare stili ed epoche, mettendo capi nuovissimi insieme ad accessori d’annata
Si riscopre la moda della seconda metà del secolo passato. Quando i tessuti erano di qualità migliore e le manifatture erano artigianali, quando cioè prodotti meno industrializzati rendevano non solo l’alta moda, ma anche i manufatti delle sarte, piccole opere d’arte applicata, quando orli, asole, ricami rivelavano cura ed attenzione al particolare e non solo al taglio.
Così accade con un effetto boomerang che si rivalorizzino anche da parte di vip capi sepolti nel guardaroba, firmati Chanel, Capucci, Dior,Gucci degli anni 60 ecc ecc, perché diventano una sorta di gioiello di famiglia, da mostrare come un bel Capodimonte della nonna.
La parola d’ordine è creare, inventare, attualizzare.
Un abito d’epoca, rinfrescato, può diventare davvero trendy e per ridare vita ad un capo a lungo dimenticato in un armadio basta un semplice dettaglio ad hoc.