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Ringraziamenti

Un particolare ringraziamento va a Millie Petronzio, dal 1980 capo disegnatore della manifattura Miriam Haskell, per il patrimonio di informazioni fornitomi per i miei appunti.

                                                            


Bibliografia

Deanna Farneti Cera, I gioielli di Miriam Haskell, Idea Book,Milano,1997

Cathy Gordon&Sheila Pamiloff, Miriam Haskell Jewelry, Shiffer Book, Atlegen( PA), 2004

Passato e Futuro

Sezione Italiana Vintage Fashion & Costume Jewelry

Tom e Millie Petronzio in Campidoglio novembre 2006

Evidentemente il perfezionismo della Haskell, che fin dall’inizio scelse personalmente ad uno ad uno i singoli componenti dei suoi bijoux, visitando sia negli States che all’estero le fabbriche produttrici, e  che volle soprintendere ad ogni fase del lavoro dal disegno alla commercializzazione, ha dato alla sua firma basi che non hanno smesso di produrre frutto nel tempo e che spiegano anche come mai ci siano oggi tanti appassionati collezionisti, disposti a pagare cifre importanti per un oggetto che porti questo marchio, anche se di fatto è impossibile datarli con esattezza.


Non è infatti disponibile per questo documentazione del tutto affidabile, perché nessun disegno della Haskell, di Hess o di collaboratori anche esterni è datato  e la pubblicità su importanti riviste a livello nazionale (e perciò più facilmente rintracciabile) inizia solo nell’inverno del 1945. Tutta la produzione dall’inizio fino al 1938 non portò sicuramente alcun marchio, anche se si sa bene che le firme di qualunque produttore, anche quando compaiono, non sono un elemento certo, perché, se un oggetto incontrava il favore dei clienti, veniva riproposto uguale e con lo stesso marchio per molti anni di seguito. Per testimonianza di impiegati di lunga data e di autori di testi vari, si sa che almeno fino al 1950 gran parte della produzione non aveva marchi, ma veniva venduta in scatole con il nome scritto in nero, in caratteri stile art decò  o con etichette argentate con il logo scritto in nero.  Solo nel 1988 fu registrato il marchio più diffuso, costituito da una targhetta ovale contenente all’interno il nome in stampatello, impressa sull’oggetto o anche attaccata ad esso.


La datazione più sicura riguarda il marchio a ferro di cavallo, usato solo nel 1944(o 1945 ?) per una collezione prodotta in esclusiva per un negozio di Chicago e forse per qualcuno del New England. Tuttavia ci sono degli elementi che da tutti gli esperti vengono considerati un mezzo per la riconoscibilità della produzione della Haskell  e sono: i materiali usati: grani di vetro di ogni dimensione, forma e colore, provenienti da Murano o dalla Cecoslovacchia; legno, conchiglie, madreperla, plastica, stoffa in ogni colore; le perle, generalmente barocche, anche minutissime, di due millimetri di diametro, provenienti in gran parte dal Giappone sempre “cucite “ a mano; il tipo di metallo e la sua lavorazione, la base metallica di rame o di ottone dorata o anche argentata con un processo galvanico che conferisce un tono opaco detto “antique Russian gold” e lavorata “open work” cioè a filigrana, il tutto realizzato da alcune manifatture specializzate di Providence. In commercio si trovano,comunque, pezzi che ricordano molto da vicino lo stile della Haskell.Questo è dovuto essenzialmente al fatto che alcuni disegnatori e lavoranti della manifattura, in particolare  Robert Clark(1958-68), Peter Raines(1968-70), Larry Vrba( 1970-78)Eugene, De Mario, Hagler e Robert, terminata la loro collaborazione con la ditta, hanno continuato a produrre in proprio, pur apponendo, generalmente, il loro marchio personale sui pezzi.