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Passato e Futuro

Sezione Italiana Vintage Fashion & Costume Jewelry

Nata Da una famiglia russo-tedesca a Cannelton nell’Indiana il 1° luglio del 1899, Miriam trascorse l’infanzia e la prima giovinezza ad Albany, compiendovi studi regolari fino al diploma, mentre a Chicago frequentò per alcuni anni l’Università. Visto il favore ottenuto dai bijoux disegnati e realizzati da lei per amiche e conoscenti della buona società, il padre Simon, benestante titolare di una piccola azienda, l’aiutò ad aprire nel 1924 un piccolo laboratorio a New York sulla 57th street e Broadway, per produrli artigianalmente. Sarà però con l’apertura nel 1926 di uno spazio presso il Mc Alpin Hotel in Herald Square, che chiamò alla francese “Le bijou del’Heure”, che le arriderà un successo tale da farle trasferire l’attività sulla  prestigiosa 5th  strada,  prima al numero 411 poi al n 392, in un  edificio di cui la sua manifattura occupava tre piani.


Vi lavoravano circa venti artigiani, che manualmente provvedevano all’assemblaggio di girocollo e braccialetti, di legno, osso ed avorio, ispirati ai disegni ed ai colori  di moda  nel sud Europa e nel Nord Africa. Se ne ha testimonianza grazie agli avvisi pubblicitari che comparvero tra il marzo e l’agosto del 1929 sulla popolarissima rivista femminile, Women Wear Daily da cui emerge anche lo spiccato spirito imprenditoriale della Haskell, che all’epoca non si  limitava a  vendere quanto disegnava, ma importava anche monili dalla Francia, allora terra simbolo dell’alta moda. Suo braccio destro fu, probabilmente già dal 1924, e comunque di sicuro dal 1926, Frank Hess, che aveva  rivelato le sue raffinate doti estetiche come vetrinista di Macy’s, il più elegante grande magazzino. Scontroso e riservato, ma geniale,occupò il ruolo di disegnatore  capo della firma,  e di garante e conservatore dello stile Haskell, anche durante i vari cambi di proprietà fino al 1977. Nel 1934 Miriam Haskell era ormai conosciuta in tutti gli States ed un quotidiano di Miami, annunciando una sua  conferenza, la definiva: “Una designer newyorkese di gioielli ultramoderni che hanno il fascino di magici gioielli antichi di famiglia, pur essendo realizzati con materiali poveri e di uso quotidiano”.


Amante della natura e dell’arte, frequentatrice abituale di musei e di aste di oggetti d’antiquariato, donna moderna e all’avanguardia, nel suo lavoro ha sempre agito contro corrente. Già nel  piccolo spazio presso il Mac Alpin Hotel  i suoi gioielli si distinguono per la lavorazione a mano, mentre tutti gli altri fabbricanti s’industriano per perfezionare macchine che  producano un numero sempre più alto di monili ad un costo sempre più basso. Mentre negli anni ’30 la moda proponeva gioielli con metallo e pietre bianche, dalle forme geometriche, la Haskell  si dedicava alla creazione di gioielli in vetro, con colori pastello o anche vivaci, a soggetto naturalistico, ed in particolare floreale, ricchi e suntuosi, eppure delicati e femminili, molto apprezzati da un pubblico facoltoso, che passava la vita in vacanza  nelle stazioni balneari o termali  più note al mondo da Miami a Biarritz.


Negli anni ’40 il costo medio di un bracciale era di un dollaro, ma quello dei suoi era in media di 3 dollari, poiché ogni oggetto comportava una lunga lavorazione: tutti  i componenti,  per piccolissimi che fossero, venivano “cuciti” a mano e fermati con filo metallico con una tecnica più simile al ricamo che alla incastonatura delle gemme e si utilizzavano le roses montee, un tipo di strass con uno speciale castone con la parte posteriore ad anello, usate nei decori degli abiti d’alta moda. Durante la seconda guerra mondiale, tuttavia, quando la quasi totalità dei paesi europei fu occupata dai tedeschi, come successe a molti altri produttori, Miriam Haskell dovette abbandonare  forzatamente l’impiego di perle e pietre di vetro importate dalla Cecoslovacchia, dalla Francia e da Venezia, che avevano fin dall’inizio caratterizzato le sue creazioni, per adottare materiali più facilmente reperibili, magari naturali, come semi e nocciole, o sintetici. Eppure questo non compromise affatto la bellezza delle fantasiose realizzazioni della manifattura,che in questo periodo esaltò i soggetti di tipo patriottico a colori vivaci.


Gli oggetti più famosi  e ricercati erano, e  sono, quelli dove dominavano le perle barocche, dai toni rosati o grigi, non solo perché da sempre il filo di perle, che dona luce particolare, è oggetto del desiderio speciale per tutte le donne, ma soprattutto perché  quelli suoi hanno una varietà senza precedenti. Le rifiniture raffinate e sempre ben assortite riescono infatti a dare un’impronta personale ed anticonvenzionale  ad un materiale che, in genere, è montato in fogge ripetitive. Nel 1950 Miriam, forse per una grave malattia nervosa, si ritirò a vita privata, cedendo l’azienda al fratello Joseph: dal 1956 ad oggi i vari proprietari( Morris Kinsler, Sanford Moss, Frank Failkoff ) sono  sempre riusciti ad ottenere la collaborazione di disegnatori eccezionali, che hanno  onorato il nome producendo collezioni di alto livello e perciò costantemente apprezzate dal pubblico.

Appunti su Miriam Haskell di Maria Teresa Cannizzaro