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La costruzione della grande piazza Augusto Imperatore, avvenuta negli anni che vanno dal 1937 al 1940, è, in ogni sua parte, un simbolo della visione mussoliniana della storia romana, una apologia della grandezza di Roma detta con parole di marmo.Ottenuta abbattendo i vecchi quartieri circostanti e spazzando via antiche strade, è dominata dal Mausoleo di Augusto. Svetonio racconta che l’imperatore  ad Alessandria d’ Egitto, durante la campagna militare conclusasi con la vittoria di Azio del 31 a.C. e la sottomissione di Cleopatra e Marco Antonio, aveva visitato la tomba di Alessandro Magno, rimanendone molto  ammirato.Perciò probabilmente si ispirò ad essa dando  inizio nel 28 a.C. alla costruzione del Mausoleo,che doveva contenere le sue ceneri, quelle della moglie Livia e della sorella Ottavia (di cui fu trovata l’urna), per immortalare il  potere dinastico della gens Giulio-Claudia.


Il luogo prescelto fu il Campo Marzio settentrionale, all'epoca non ancora urbanizzato e  dove già c’erano tombe di uomini illustri.

Il monumento  si componeva di un corpo cilindrico ricoperto di blocchi di travertino, al centro del quale si apriva una porta preceduta da una breve scalinata e fiancheggiata da due pilastri, sui cui erano poste le tavole bronzee con incise le Res Gestae, autobiografia dell'imperatore; accanto erano i due obelischi di granito (successivamente riutilizzati uno come decorazione della fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale, l'altro in piazza dell'Esquilino, alle spalle di S. Maria Maggiore), in alto era posta la statua dell’imperatore o una quadriga celebrante il suo trionfo.

Nello stesso luogo dove era stato cremato Augusto( ustrinum) venne bruciato il cadavere mutilato di Cola di Rienzo.


Monumento di grande importanza storica, è il più vasto sepolcro circolare che si conosca  con il suo diametro di 300 piedi romani (circa m 87) ben più grande della tomba di Adriano (Castel S. Angelo), il cui diametro è di circa 64 metri, divenne tuttavia, lungo il corso dei secoli, cava di travertino, vigna, giardino, anfiteatro( il Correa), teatro (Politeama dedicato al re Umberto I) fino alla chiusura  al pubblico nel 1936.


Il regime fascista che prevedeva di ‘fare largo’ attorno alle grandi opere romane e di cancellare i secoli di decadenza per supportare ideologicamente il 'nuovo impero', nel 1934 fece iniziare le demolizioni nell’area dell’Augusteo. Il progetto di risistemazione della piazza fu affidato all'architetto ebreo Vittorio Ballio Morpurgo, classe 1890, noto per aver progettato il Museo delle Navi Romane di Nemi, che però si trovò davanti a una pianificazione dei lavori in buona parte già stabilita. Infatti questa realizzazione doveva essere l’ ultimo atto delle celebrazioni del bimillenario di Augusto, la cui chiusura era fissata al 23 settembre 1938, con la quale si  voleva sottolineare la continuità della Roma augustea con quella di Mussolini.


Le costruzioni erano sorte tra l’entusiasmo degli archeologi, cui le demolizioni nei centri storici, specialmente a Roma, offrivano insuperate occasioni di scoperte e pubblicazioni.


Mancava però un fulcro che compensasse la delusione del mausoleo, risultato troppo spoglio e troppo sprofondato per riempire il vuoto che gli era stato creato intorno.


Quel fulcro fu trovato nell’ Ara Pacis, reperto già individuato nel 1800.


Il monumento, in gran parte ricomposto dall’archeologo Giuseppe Moretti, con quanto era stato riportato alla luce sotto Palazzo Fiano-Almagià da Giuseppe Bertelli con tecniche di scavo, per l’epoca, rivoluzionarie, aveva sopra una muraglia di travertino inciso il testo ( latino, però, mentre quello greco fu ignorato) della lunga iscrizione augustea di Ankara.


Si trattò di una sistemazione accompagnata, sin dall’origine, da aspre polemiche, poiché il Ministero fascista per l’Educazione, guidato da Giuseppe Bottai, si trovò alle prese con la decisione più difficile: dove collocare il monumento. Esaminate varie proposte, tra cui il posizionamento sulla nuova via dell’Impero, la scelta di Mussolini cadde nel  febbraio del 1937sulla piazza dove sorgeva il Mausoleo di Augusto e l’Ara fu collocata in alto sull’ argine del Tevere, poichè per il Duce doveva avvicinarsi al fiume, come in epoca romana. Intorno ad essa venne allestito anche un piccolo museo dedicato alla storia del Campo Marzio e delle sue trasformazioni, dalle origini sino agli ultimi esiti. Il progetto definitivo venne presentato nel novembre 1937: il tempo stringeva perché mancava meno di un anno alla data di chiusura del bimillenario della nascita dell’Imperatore, ma i fondi stanziati dal Governatorato di Roma scarseggiavano, e in corso d’opera i materiali pregiati, marmo, travertino e porfido, vennero sostituiti da cemento e surrogati.


La drastica semplificazione del progetto definitivo del '37 venne quindi dettata da carenze insormontabili di tempo e denaro.

L’architetto Morpurgo venne blandito dal Governatorato con la promessa che passata l’emergenza si sarebbe  dato corso al progetto nella sua forma completa. Ma la guerra era ormai alle porte e non ci fu più tempo per apportare le migliorie promesse. Dal risultato finale presero tutti le distanze; l’architetto in particolare non poteva essere considerato il principale responsabile della cattiva riuscita del progetto, costretto a soddisfare i capricci di Mussolini e dei gerarchi di turno. L’ inaugurazione della piazza, che era stata costruita nella prospettiva di una lunga pace, quando il regime era al punto più alto di consenso, dopo i Patti Lateranensi, la conquista dell’ Etiopia e la sconfitta dei repubblicani spagnoli, purtroppo coincise quasi con la dichiarazione di guerra. Nei palazzi porticati che circondano la piazza, rilievi e mosaici esaltavano le virtù attribuite al contadino italico e la centralità della famiglia, mentre i temi guerreschi erano relegati in panoplie romane o risorgimentali.


S’incominciava con Romolo e Remo sotto la lupa e si finiva con le statue di San Carlo e Sant’Ambrogio, poste a cerniera con la Roma della Controriforma. Le polemiche continuarono senza sosta durante la guerra mentre una nuova catastrofe si abbatteva sull’Ara: asportati i cristalli della teca per paura dei bombardamenti e depositati nei magazzini della ditta fornitrice al Tiburtino, per ironia della sorte, venivano distrutti nel bombardamento di San Lorenzo.


Negli anni immediatamente successivi al conflitto non si prese nessuna decisione circa i lavori di restauro e nel 1949, alla vigila del Giubileo, le vetrate distrutte non erano state ancora sostituite, né ripristinata l’originaria recinzione di bronzo, ma l’Ara Pacis era riaperta al pubblico. Contemporaneamente veniva bandito un concorso di idee per una nuova collocazione: tra le proposte il trasferimento all’Aventino, al Circo Massimo o alle Terme di Diocleziano.


La risposta arriva solo nel 1970 quando si rinuncia definitivamente all’ipotesi di migrazione del monumento, mentre restavano insoluti, tuttavia, i problemi legati alla affrettata soluzione del 1938 che ingabbiava l’Ara sul Lungotevere e che, con gli anni, ne avrebbe determinato il progressivo degrado per il microclima generato dal padiglione stesso e per il progressivo intensificarsi dell’inquinamento determinato dal traffico automobilistico.  L’alternativa alla teca di Morpurgo si trova nella primavera del 1996 quando la giunta Rutelli invita l’architetto americano Richard Meier a disegnare il nuovo Museo dell’Ara Pacis, nell’ambito di un più vasto progetto di ristrutturazione dell’intera piazza, primo grande intervento postbellico nel cuore antico della città.


Nel 1997 veniva presentato il progetto preliminare: un padiglione museale in travertino e vetro, allineato sull’asse nord-sud, parallelo al Lungotevere, che sfrutta il dislivello del terreno e consente la realizzazione di un piano seminterrato che ospita una biblioteca multimediale. Un secondo corpo architettonico contiene invece una sala per conferenze, precedute da un grande ingresso.


La pendenza va a degradare a sud con una piazza di raccordo, una scala e una fontana a ricomporre la quinta architettonica attorno al Mausoleo di Augusto.


Il disegno finale prevede che il traffico che ora scorre sul Lungotevere venga canalizzato in un sottopasso. Nel 2000 il progetto di Meier diventa esecutivo: inizia la demolizione del padiglione di Morpurgo e l’Ara Pacis viene imballata, ma iniziano anche le polemiche. Con le varianti al progetto decise per accogliere dei rilievi sull’area archeologica nel 2003 si gettano le fondazioni del nuovo Museo e nel settembre del 2005 l’Ara Pacis viene liberata dagli imballaggi nella nuova teca quasi ultimata.

Il 21 aprile 2006 lo 'svelamento' del complesso.

Passato e Futuro

Sezione Italiana Vintage Fashion & Costume Jewelry Club

Piazza Augusto Imperatore, da Morpurgo a Meier